MICROCOSMO alla 65 Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.
Ventuno titoli in gara, a caccia dei gusti di Wim Wenders, presidente di Giuria di Venezia 65.
I film italiani in gara per il Leone d'oro sono quattro: Un giorno perfetto di Ozpetek, Il papà di Giovanna di Pupi Avati, Birdwatchers di Marco Bechis e Il seme della discordia di Pappi Corsicato.
Gli italiani in concorso hanno decisamente virato sull'universo degli affetti e della famiglia, con il padre che difende strenuamente la figlia omicida nel film di Avati, il marito piantato che si abbandona alla follia per Ozpetek e la coppia in crisi per l'arrivo di un figlio inatteso nel film di Corsicato. L'unico che esce dalle mura domestiche è Bechis, italo-argentino, da sempre impegnato e che stavolta ha scelto di filmare il conflitto tra nativi ed estranei alla terra, tra ricchi e poveri, ambientando la storia nel Mato Grosso.
Marco Muller direttore della mostra ha scelto con molta cautela i titoli dei film orientali. A parte due giapponesi di animazione e il solito Kitano, l'attenzione di molti è puntata su Plastic City di Yu Lik-Way. Ambientato in Brasile il film ha avuto abbastanza problemi ad uscire dalle maglie della censura cinese, per via dell'immagine non proprio edificante di due cinesi emigrati per traffici nel paese della saudade.
L'America schiera invece i suoi registri più indipendenti, autori di film che potrebbero riservare diversi brividi: dalla guerra della Bigelow alla commedia di Demme, The wrestler di Darren Aronofsky e Vergas di Amir Naderi ambientato in un'inedita Las Vegas.
LADRI DI BICICLETTE (92 minuti) *****
di Vittorio De Sica
(categoria: FUORI CONCORSO-EVENTI)
Il capolavoro di De Sica del '48 viene presentato alla Mostra del Cinema completamente restaurato grazie ai contributi dell' Associazione amici di De Sica e ai fondi messi a disposizione dal Casinò di Venezia.
Il figlio di De Sica, Manuel racconta in sala di come Ladri di biciclette sia stato apprezzato in tutto il mondo e riconosciuto come capolavoro. Manuel De Sica rende omaggio al coraggio che ebbe il padre nel girare e produrre un film sulla realtà italiana del dopo guerra.
In sala erano presenti il presidente della mostra Muller, il ministro Bondi, il sindaco Cacciari e... Vittorio Sgarbi.
Che si dice di...
Sgarbi si presenta in sala mezz'ora dopo l'inizio del film e nonostante sia stato beccato a sonnecchiare (e addirittura ronfare) durante la proiezione, l'abbiamo sentito personalmente complimentarsi con il figlio di De Sica con un “sempre commovente...”
… w la faccia!
BURN AFTER READING (95' minuti) ****
Joel and Ethan Coen
(Categoria: FUORI CONCORSO-FILM DI APERTURA)
Con un cast che comprende Brad Pitt, George Clooney, John Malkovich, Tilda Swinton, Richard Jenkins, e la moglie di Joel Coen Frances McDormand Burn after Reading è il film più atteso della mostra. E' la storia di un analista della Cia (Malkovich) le cui memorie finiscono nelle mani di due dipendenti di una palestra (Pitt e la McDormand)) decisi a trarre profitto dalle informazioni scottanti. Presentato come un noir dai toni violenti, il film dei fratelli Coen colpisce per l'impronta grottesca. Divertente e comico, anche se ad una lettura meno superficiale risulta un quadro assai amaro dell'America contemporanea. Ogni personaggio del film si perde in un gioco di specchi in cui la stupidità dell'uno si riflette nella stupidità degli altri fino alla fine.
“Joel e Ethan stanno cercando disperatamente di rovinare la mia immagine di sex symbol” dice Clooney, il quale interpreta il ruolo di un personaggio triste e idiota. Ma la stessa sorte è toccata anche a Brad Pitt: bravo ( e bello) nella parte di un personal trainer deficiente. Sempre grandi Malckovich e la Swinton. Finale non scontato.
Che si dice di...
Alla presentazione di Burn after reading George Clooney e Brad Pitt arrivano insieme sul tappeto rosso. Tripudio. Un fiume di gente li aspetta da almeno due ore sotto il sole scoccione. La signora di fianco sgomita come un'adolescente e chiama: George, George!
Da vicino sono, se possibile, ancora più affascinanti.
Brad bellissimo e inaspettatamente alto, peccato gli occhiali da sole, saluta, si ferma ma poi procede. George invece colpisce soprattutto (?!) per la disponibilità: si intrattiene a firmare autografi e si lascia stra-fotografare dalle fans prima di andare in pasto ai fotografi veri... semina il panico con un sorriso esagerato ed entra in sala. E' strage!
Fuori misura la Shiffer, ma non le si può dir niente, eterea e irraggiungibile.
Assolutamente fuori stagione invece Marina Ripa di Meana (si presenta vestita da carnevale, con pennacchio in testa e tanto di cerone), Bruno Vespa inguardabile soprattutto quando sorride, riesumato Oreste Lionello, Sgarbi un tantino promiscuo.
Scamarcio viene trascinato per mano dalla compagna Valeria Golino, che non ha nessuna intenzione di mollarlo. Lui fa cenno alle fan che lo chiamano a gran voce e mostra la mano “impegnata” in quella della compagna. Alla fine cede, si divincola e riesce a far mollare la presa alla Golino. Firma autografi per femmine di tutte le età, che per l'occasione si sono appostate ovunque: appollaiate su treppiedi, cassette della frutta, in bilico su fioriere e transenne addirittura.
Se i pregiudizi ci avevano portato a guardare con superiorità quelle donne sciocche e urlanti, a richiamarle all'ordine con fermezza “...signora la prego non spinga...e che sarà mai?!”, dobbiamo dire che il vortice ha travolto e sconvolto tutti: donne, uomini, nonne, bambini e...anche noi lanciate infine in prima linea a sgomitare e maledire la non adeguata altezza...
UN GIORNO PERFETTO (102 min) **
Ferzan Ozpeteck
Categoria: VENEZIA 65
Ozpeteck porta in gara il suo primo noir, tratto dal romanzo Un giorno perfetto di Melania Mazzucco (ed. Rizzoli).
Antonio (Valerio Mastrandrea), guardia del corpo di un politico, non riesce ad accettare la separazione dalla moglie (Isabella Ferrari) e dai suoi due figli. Mentre Antonio non si rassegna e comincia a pedinare la moglie, anche il politico si trova a fare i conti con la sua vita.
“…mi aveva colpito la passione estrema di lui, Antonio. L’amore accecante per questa moglie disgraziata, Emma, che non vuole più tornare da lui e che vive da preda, una di quelle donne che ti fa diventare pazzo perché sai che tutti possono darle la caccia. Conosco quella fissazione amorosa. Terribile e senza soluzione. Volevo raccontarla, anche per dire che dietro ogni gesto estemo, criminale, si annida un dolore acuto”. Così si è espresso Ozpeteck rispetto a un giorno perfetto.
Durante la proiezione per il pubblico il film è stato applaudito, mentre alla proiezione per stampa e critici il film di Ozpeteck si è beccato anche qualche fischio.
Non molto lontano da una fiction. A parte Mastrandrea e la Sandrelli (che comunque recita da anni lo stesso ruolo), gli altri lasciano un po’ a desiderare…
Che si dice di …
Gran fermento intorno al tappeto rosso per l’arrivo degli attori di Un giorno perfetto.
La Ferrari e Mastrandrea cedono alle insistenze dei fan e dei fotografi (soprattutto quelle di un fotografo romano che si è distinto per il volume della voce e si è guadagnato un primo piano di Mastrandrea con un : “ah Valè…viè qua!!”). La Sandrelli saluta con la manina ma non si concede che ai fotografi. Ozpeteck manda un bacio da lontano ed entra in sala.
DO VISIVEL AO INVISIVEL (7') ***
Manoel De Oliveira
(categoria: FUORI CONCORSO)
Il corto di De Oliveira tratta l'incapacità di comunicare che caratterizza purtroppo la nostra epoca.
Un incontro casuale, tra due amici che non si vedono da tempo, in una strada qualsiasi di San Paolo.
Il desiderio di salutarsi e raccontarsi è continuamente rimandato a causa dei loro cellulari che squillano. I due alla fine decidono di scambiarsi i numeri per poter parlare. Rimangono in piedi uno di fronte all'altro a parlarsi al cellulare. Già questo basterebbe per fare un quadro della modalità alienante e stravolta con cui oggi comunichiamo. Eppure quello che hanno da dirsi, il loro desiderio di comunicare, non trova sfogo se non in sciocchi, ma solidi, luoghi comuni.
E' un cane che si morde la coda, il desiderio di contattare l'altro e l' incapacità di farlo.
NOWHERE MAN (96 minuti) **
Patrice Toyo
(categoria: GIORNATE DEGLI AUTORI)
La Toyo presenta un film non convenzionale, di rottura con l'intento di rinnovare il suo stile. Si assume il rischio di uscire dallo stereotipo presentando un film che lascia molto agli spettatori.
Il protagonista è un antieroe, un uomo che sogna una vita diversa, che ha perso il senso della sua vita e che cerca prima nella fuga e poi nel ritorno ma non ci si allontana mai abbastanza da se stessi...
Regge la prima parte, teatrale e ben costruita l'ultima. La parte centrale del film, si perde in particolari insignificanti rendendo il film poco fluido.
LONSJ (COLD LUNCH) (85 minuti) **
Eva Sorhaug
SETTIMANA DELLA CRITICA
Si tratta di una commedia, un dramma spietato e duro, con piccoli incidenti che pian piano diventano drammi.
I toni pastello della fotografia e la durezza degli accadimenti sono usati per sottolineare il contrasto tra la bruttezza che può risiedere dentro e la bellezza fuori.
LANDSCAPE N.2 (90 minuti) ***
Vinko Moderdorfer
GIORNATE DEGLI AUTORI
Film pieno di suspance, apertamente di genere che usa tutti i colpi bassi del noir, dell'erotico, del thriller, il cinema è radicale -dice il regista durante il dibattito che segue il film- per essere credibile deve essere forte.
Il titolo si riferisce al paesaggio di un dipinto, oggetto inseguito durante tutto il film.
La storia è di fantasia ma prende spunto dalla storia reale. Il tema è il ripetersi in termini violenti della tragedia della storia (landscape n.1): la memoria della storia non può essere condivisa da tutti.
Il direttore della categoria “giornate degli autori” conclude la presentazione di Landscape n.2 usando una frase di Marx come epigrafe del film: “la storia si presenta come prima volta come tragedia, la seconda come farsa”.
L'arte è provocazione, discussione, il cinema spunto di riflessione. Al regista il merito di aver avuto il coraggio di parlare del collaborazionismo della chiesa cattolica coi regimi.
Bel film, già comprato in Italia.
ACHILLE E LA TARTARUGA (119 min.) ****
Takeshi Kitano
Categoria: VENEZIA 65
Achille e la tartaruga trae ispirazione da uno dei più famosi paradossi del filosofo greco Zenone.
Achille raggiungerà mai la tartaruga? E il vero artista chi è?
Kitano dalla doppia anima, in perenne equilibrio tra comicità e tragedia, in dieci film da regista ha conquistato l'amore della critica e quello di un pubblico fedele. Poi, non troppo a sorpresa, è arrivata la corda pazza, frutto forse di precedenti incidenti di percorso esistenziali (un pauroso incidente motociclistico che gli ha “donato” la sua enigmatica espressione) o forse solo del sogno di una libertà assoluta e senza regole.
Achille e la tartaruga è il capitolo conclusivo di una trilogia sull'arte, sul vuoto e la beffa.
Questa volta c'è un personaggio vero e la sua storia, da un'infanzia difficile e una vecchiaia incerta. C'è e si parla con parecchia amarezza (il protagonosta brucia pure le sue opere) di arte. Ci sono soprattutto i colori di Kitano ed i suoi quadri, che ha iniziato a dipingere proprio dopo l'incidente in moto.
Tutta la vita del protagonista è attraversata da drammi e dal sogno di essere riconosciuto come artista. Ma la vera arte è quella che esce dagli schemi imposti, che si libera dei condizionamenti e attraversa la vita, con i suoi drammi. Film da non perdere. Capolavoro?
Che si dice di...
In sala è presente il regista che al termine del film è visibilmente imbarazzato e si commuove per l'applauso del pubblico che non accenna a finire.
E' sensazionale potersi voltare e applaudire un maestro come Kitano, stringergli la mano e dirgli personalmente che il suo film ti è piaciuto.
Di solito sono cose che uno si immagina soltanto, mentre sorride tra sé spegnendo.
TOH E' MORTA LA NONNA (87 minuti) ***
Mario Monicelli
Categoria: QUESTI FANTASMI
Valentina Cortese si è presentata in sala coi suoi 90 e passa anni...a ricevere l'applauso del pubblico dopo un incidente che l'ha costretta in un busto di ferro. Con un vestito bianco che le lasciava scoperto solo il bellissimo viso, ma con tutto lo charme e le movenze da grande diva. Monicelli, quasi centenario, in forma smagliante, tra gli applausi e la commozione dei presenti, ha commentato ridendo “...non me lo ricordavo nei particolari...comunque fu un vero fiasco.