Si tratta di proiezioni e dibattiti condotti dalla dr.ssa Anna Agresti, psicologa psicoterapeuta, e da uno staff di collaboratori, allievi della Scuola di Antropologia Esistenziale Cosmoartistica di Bologna/Prato, nei quali si analizzano i temi proposti dal regista e si elaborano le emozioni suscitate dal film alla luce della teoria Antropologico-Esistenziale di Antonio Mercurio. Nella libertà è possibile esprimere i propri vissuti e condividerli nell'accogliente spazio del dibattito.
E' un lavoro di gruppo che si svolge principalmente attraverso questi passaggi:
-Sintonizzarsi con l'arte
-Capire l'arte
-Entrare nell'arte
-Studiare e progettare piani per trasformare la propria vita in un'opera d'arte.
l'Antropologia Esistenziale Cosmoartistica è disciplina che si situa nel filone della Psicologia Umanistica Esistenziale.
Per maggiori informazioni www.sur.it
www. counselingsaec.it
PROGRAMMA
15 novembre 2008: “Primavera, estate, autunno, inverno e ancora primavera”di Kim Ki Duk.
22 novembre 2008: Ferro 3 di Kim Ki Duk.
6 dicembre 2008: “Time”di Kim Ki Duk.
13 dicembre 2008: “Soffio”di Kim Ki Duk.
27 dicembre 2008:"Into The wild" di Sean Penn.
10 gennaio 2009:"Persepolis" di Marjane Satrapi.
24 gennaio 2009:"Tutta la vita davanti" di Paolo Virzì.
31 gennaio2009:"Il cacciatore di aquiloni" di Marc Forster.
7 febbraio 2009:"Scoprendo Forrester" di Hunting.
21 febbraio 2009: "La leggenda del pianista sull'Oceano" di Tornatore.
28 febbraio 2009: "will Hunting genio ribelle" di Gus Van Sant.
28 marzo 2009: "Il principe delle maree" di Streisand.
11 aprile 2009: "Patch Adams"
SEGUONO LE LOCANDINE CON LE LETTURE SOPHIA ARTISTICHE DI ALCUNI FILM
LETTURA SOPHIA-ARTISTICA del film "Will Hunting Genio ribelle"
di MARIA FOCARETA .
Un viaggio per l’abbraccio fra la mente ed il cuore
Will ci sei? Will? …. Non c’è! E’ partito per un viaggio già iniziato, alla scoperta dell’amore e della vita. E’ partito alla scoperta della libertà, con la speranza in un cuore che comincia a liberarsi del ghiaccio che lo ha attanagliato per venti anni. Non è solo, questa volta ha l’amore di un padre, ha un progetto che non vuole buttare al vento o prendere a pugni.
Will è un ragazzo che vive alla periferia sud di Boston; un bulletto di quartiere, violento, con precedenti penali per aggressioni e mesi di riformatorio alle spalle, dal linguaggio volgare; ecco, penso, la solita storia della povera vittima del mondo crudele e malvagio, ma aspetta … lavora ad Harvard e mentre lava i pavimenti risolve formule matematiche difficilissime negando poi di averlo fatto. Davvero strano, è un genio matematico, forse uno dei più grandi matematici del mondo, eppure veste panni logori e sudici, si ubriaca con i suoi amici, vive in una catapecchia dove nemmeno i topi vogliono avere una tana e svolge lavori di terz’ordine.
Perché?
Perché è la domanda che fin dalla prima volta che ho visto questo film mi ha rosicchiato il cervello. Perché in alcuni momenti la mia vita va a rotoli mentre apparentemente faccio di tutto affinché resti invariabile? Perché l’unica soluzione che trovo è rinchiudermi nella solitudine della mia stanza e oziare per ore? Perché è così importante vestirmi dei panni vecchi quando potrei indossare un abito fresco e pulito e gioire? Per odio, quell’odio che si è scatenato in me fin dai primi anni di vita, fin dalla vita nella pancia di mia madre.
Ma perché io odio? Cosa si nasconde dietro? C’è una ferita che sanguina, un dolore che il solo pensiero mi fa venire voglia di scappare. Con un blocco di ghiaccio chiudo il mio cuore a chiave come Will, non si entra lì, non entro io e non entra nessun altro. Scelgo di odiare ed attuo il mio progetto di vendetta: la mente guiderà la mia vita, l’intelligenza sarà il mio modo di rapportarmi agli altri; il cuore non conta, roba per romantici.
Che problema c’è, tutto va bene, o così credo fino a quando una rabbia folle mi investe, Will può uccidere mentre pesta a sangue il ragazzo che all’asilo lo aveva picchiato. Perché la mia mente non può fermare questa rabbia? “Una persona non può arrivare a sentirsi pienamente in pace e soddisfatta finché non risolve il problema dell’odio che ha dentro. Si sentirà male, sia che lo avverta coscientemente, sia che non lo avverta.” “…questo si esprimerà sotto forma di somatizzazioni, o in una serie di guai senza fine.” .
Mentre di notte Will risolve le formule matematiche, di nascosto come un ladro, chiede aiuto alla sua parte razionale, quella a cui fa affidamento per sopravvivere, l’unica che conosce, proiettata fuori di sé nel Prof. Gerald Lambeau, il matematico vincitore della medaglia Fields. Sta accadendo qualcosa nella sua vita: oltre alla rabbia che fa parte della sua esistenza e non lo lascia libero, è entrato un’energia speciale nella sua misera quotidianità, una ragazza, Skylar che a suo dire è perfetta ma che vuole conoscerlo profondamente, afferma di amarlo e di voler vivere con lui.
-Ragazzi qui si rischia, c’è una partita da giocare ed è importante rimettere sul tavolo le fishes e provare-
Will non vuole più nascondersi, la sua stessa parte razionale, la sua stessa matematica l’aiuterà a trovare la strada giusta per lui, nella richiesta di aiuto del Prof. Lambeau a Sean McGuire, lo psicologo professore universitario che è in grado di parlare con il cuore e di arrivare a quello degli altri. Sean riuscirà attraverso la sua esperienza di vita a mostrare a Will una possibilità, sarà in grado di accoglierlo in quel dolore che gli squarcia l’anima: perdere i propri genitori in tenera età è terribile, essere accoltellato ed usato come spegni sigarette da un padre a cui fa affidamento ed in cui ripone la speranza per una nuova vita è altrettanto devastante. Sean come un medico con un batuffolo di cotone imbevuto di disinfettante, andrà a curargli con amore quella ferita aperta e sanguinante che è nel profondo della sua anima, liberandolo dai sensi di colpa attraverso un abbraccio che ridà la vita.
Come Will e Sean, possiamo decidere di trasformarci utilizzando il nostro dolore, perdonandoci e perdonando, scegliendo l’amore e non l’odio “Se non eliminiamo l’odio verso noi stessi non saremo in grado di amarci e tanto meno di amare e di essere amati dagli altri.” “Perciò il bisogno della capacità di perdonare riguarda noi stessi prima ancora degli altri.” Possiamo perdonare coloro che riteniamo colpevoli del nostro male e perdonarci per l’odio che abbiamo attuato verso la nostra vita e verso gli altri, piegando l’orgoglio e distruggendo l’odio; possiamo unificare le nostre parti e decidere di svelare il nostro Io Psichico, fonte di continue richieste di piacere da soddisfare. Come succede a Gerald Lambeau che ha bisogno di continui riconoscimenti accademici e mondiali per le sue capacità matematiche.
E’ importantissimo e vitale riunificarci con il nostro cuore, le nostre emozioni, i nostri sensi, quelle parti che la sola mente con la sua razionalità non può arrivare a capire, per vivere appieno la nostra esistenza.
Sean ci mostra che anche vivere perennemente e totalmente nelle emozioni porta ad una chiusura alla vita; la morte della moglie ed il dolore che lui conosce ma che usa come alibi per non vivere se non rinchiuso nel suo piccolo mondo, possono essere trasformate grazie alla forza dell’odio di Will che riesce ad abbattere il muro del suo vittimismo. Così come ci spiega ed insegna il Prof. Antonio Mercurio è necessario nella nostra vita fare delle continue sintesi fra due o più opposti, con la forza dell’odio depurato della sua parte distruttiva-distruttiva ed utilizzando la parte distruttiva-costruttiva, l’amore acquista vigore e coraggio trasformandosi in forza amorosa, così come l’abbraccio fra Gerald, la mente e Sean il cuore consente a Will, quando assiste alla scena in cui uno vuole prevalere sull’altro, di fare un’unificazione di queste sue parti, di partire per raggiungere la ragazza di cui è innamorato e decidere di amare senza rinnegare le sue grandi capacità matematiche.
Gli stessi Gerald e Sean torneranno ad essere amici così come lo sono stati da ragazzi, ognuno con la sua diversità che forse non permetterà al matematico di giocare un biglietto della lotteria perché le possibilità sono solo di uno su trenta milioni e a Sean di giocare ugualmente quel biglietto perché quell’unica possibilità è sì poca, ma è comunque una possibilità. E’ meraviglioso l’incontro fra questi due uomini perché, pur conservando le loro caratteristiche prevalenti accolgono l’altra parte di sé come un’energia che trasforma. Anche noi possiamo unificare tutte le nostre capacità, acquisite o naturali, trasformando la nostra vita in un’opera d’arte.
Grazie alla trasformazione di Will posso vedere come anch’io posso trasformarmi accogliendo tutte le volte, con l’aiuto del Sé, il dolore che mi porto dentro per far posto a nuova energia rinnovata; come lui ripercorro dentro quel treno la mia vita, attraversando gallerie scure e risorgendo alla luce del sole. Decido continuamente di operare dentro di me la sintesi degli opposti, per passare dal pensiero schizofrenico al pensiero sophiartistico che unifica ed armonizza; scelgo e decido con amore di diventare Persona e artista della mia vita.
LETTURA SOPHIA-ARTISTICA DEL FILM "Il principe delle maree"
di BARBARA BORELLI
Tanti anni fa, la visione di questo film mi sconvolse…
E’ per questo motivo che l’ho scelto come primo film di cui fare una lettura sophiartistica.
Ricordo ancora il profondo malessere che mi pervase durante la sua visione; da qui voglio partire, voglio entrare in contatto con quella sofferenza per poterla decodificare, la voglio accogliere per trasformarne il dolore.
Dopo l’odierna visione della pellicola, non mi è difficile capire i motivi del mio disagio di allora: io mi rispecchio fedelmente nel protagonista, fino ad oggi sono stata una perfetta Tom Wingo…
Il film comincia con la voce fuori campo di Tom che descrive la sua infanzia: “…Ci sono famiglie che vivono tutta la loro vita senza che capiti loro qualcosa di interessante, io ho sempre invidiato quelle famiglie…” e poi ancora: “…tutto questo è successo tanto tempo fa, prima che decidessi di non avere memoria…” e quelle particolari luci che avvolgono le sequenze dei ricordi, come se tutto emergesse dall’inconscio…
E’ la storia di una famiglia del Sud degli Stati Uniti, composta da tre figli, un padre violento ed una madre superficiale, ma soprattutto, è la storia di come un segreto possa pesantemente condizionare la vita delle persone.
Anch’io, come Tom Wingo, sono sempre stata molto brava a mantenere i segreti, anzi, vado oltre, li rimuovo proprio…come se non fossero successi… “mettiamoci una pietra sopra…” mi sono sentita consigliare da sempre…andiamo avanti…perchè è più semplice indossare la maschera del fare finta che tutto ciò non sia accaduto piuttosto che elaborare il proprio doloroso vissuto…
-E’ il ‘modo del Sud, quando le cose diventano troppo dolorose, o le evitiamo o ci ridiamo su.
-E quando piangete secondo il modo del Sud?
-Noi non piangiamo!
E poi?...Come si potrà convivere tutta la vita con quegli invisibili mostri interiori che sono i nostri sensi di colpa?
Prima o poi dovrò affrontarli, prima o poi anch’io dovrò decidermi a fare quella corsa a perdifiato sulla spiaggia, incontro al buio, incontro a me stessa, come fa Tom prima di andare a New York, prima di cominciare a ricordare.
A New York Tom incontra la dr.ssa Lowenstein, che ha in cura la sorella Savannah dopo il suo ennesimo tentativo di suicidio. Il nostro protagonista, per amore della sorella, deve esserne la “memoria” aiutando così la dr.ssa a curarla. Il destino a volte gioca brutti scherzi, proprio lui, così bravo a rimuovere il dolore, per poter aiutare la sorella, è ora costretto a ricordare…
Tom ha imparato molto bene come nascondere il suo dolore, lo ha fatto per tutta la vita e non riesce quindi ad aprirsi alla dr.ssa Lowenstein.
I suoi complessi hanno mille tentacoli e lo immobilizzano. Anche il suo rapporto con la moglie Sallie risente di questa prigionia, perché non riuscendo a per/donarsi e a per/donare (in primis la madre) si rifiuta di donarsi, non riesce ad amare libera/mente se stesso e gli altri. Si dedica alla propria famiglia con tutte le sue forze, ma non è un amore sano, perché non è libero, è prigioniero dei propri sensi di colpa.
Il nostro inconscio erige corazze difensive tali, da non permettere neppure all’amore di scalfirle…e col passare del tempo, la corazza da difensiva diventa offensiva, perché ci rende statici, ci blocca nei confronti degli altri.
Tornato a casa per il compleanno della figlia minore, la moglie gli comunica che intende lasciarlo. E’ sconvolto, il suo mondo gli sta crollando addosso, è il momento di trovare il coraggio di affrontare il proprio dolore, è il momento di scegliere fra la Verità e la menzogna, fra l’Amore e l’odio. E’ giunto il momento di aprirsi al proprio Sé, rappresentato dalla dr.ssa Lowenstein, e dirle il gran segreto.
Tom racconta di una violenza subita da bambino insieme alla madre e alla sorella da parte di 3 evasi dal carcere e di come la madre Lila avesse ordinato ai figli di tenere segreto l’episodio ricattandoli.
-se avessimo aperto bocca avrebbe smesso di essere nostra madre… ci ha detto che presto sarebbe stato giorno e che tutto sarebbe sembrato meglio alla luce del sole, poi mio padre è venuto a casa per la cena, ci siamo seduti a tavola ed abbiamo mangiato come se non fosse successo niente
e le immagini agghiaccianti di quella ‘normale’ silenziosa cena di famiglia, con tutte le vittime imbavagliate attorno al tavolo della vergogna, prigionieri del loro ‘modo del Sud, incatenati dai mille tentacoli dei sensi di colpa, e Savannah che si era messa il vestito alla rovescia e che 3 giorni più tardi cercò di uccidersi…lei poteva stare zitta, ma non sapeva mentire,
- perchè io credo che il silenzio fosse peggio della violenza carnale.
Aprendosi alla dr.ssa, confidandole il segreto, Tom fa emergere la Verità, quella Verità che lo libera dai ricordi che lo perseguitano.
Anch’io, ad un certo punto della mia vita, ho dovuto affrontare, come un eroe, i miei traumi infantili a spada tratta; è forse per questo motivo che mi piace tanto la mitologia greca, perché bisogna essere degli eroi per affrontare il drago che è dentro di noi, vincerlo e liberarsene.
Ora sì che possiamo dire di essere liberi, quella libertà che non deriva dal denaro o dal possesso delle cose materiali. Siamo liberi di quella libertà derivante dall’aver affrontato, vincendolo il nostro invisibile mostro interiore.
E’ questa la sintesi degli opposti, è così che si trasforma il dolore in energia creando nuova Bellezza. Lì per lì è come… un salto nel buio, sembra di doversi buttare dalla rupe di Sparta, ci vuole coraggio per affrontare la Verità, ci vuole coraggio per… accettarsi, ma bisogna essere fiduciosi, confidare che il proprio Sé ci indichi la strada.
Finalmente il nostro novello Ulisse, ormai saggio e libero dalla prigione dell’io, ritorna alla sua Itaca, ritrovando l’amore della moglie Penelope che lo ha aspettato. Durante il suo viaggio ha imparato ad amare se stesso e gli altri nella libertà ed ha abbandonato il progetto vendicativo comprendendo le imperfezioni dei genitori: è riuscito ad uccidere i Proci che albergavano nel suo cuore.
“…per la prima volta ho sentito di poter dare io qualcosa alle donne della mia vita, lo meritavano. Così sono tornato alla mia casa del Sud, ed è in presenza di mia moglie e delle mie figlie che io riconosco la mia vita: il mio destino. (…) A New York avevo imparato che dovevo amare mia madre e mio padre con tutta la loro imperfetta vergognosa umanità e che in una famiglia non esistono crimini che non possono essere perdonati, ma è il mistero della vita che ora mi sostiene e guardo verso il Nord e vorrei tanto che ci fossero due vite concesse a tutti gli uomini e tutte le donne…”
e scorrono le immagini del trionfo della Bellezza: Tom, Sallie e le figlie abbracciati sulla spiaggia nella circolarità dell’amore.
Da parte mia, sarò più sintetica del nostro protagonista: penso che ogni persona, a qualunque età, sia sempre in tempo, se lo vuole, a trascorrere un’infanzia felice…
LETTURA SOPHIA-ARTISTICA DEL FILM: Patch Adams della Dr.ssa Alice Palloni.
Critica sophiartistica del film:
Patch Adams
Di Tom Shadyac
"Per tutti la vita è un ritorno a casa…tutti i cuori irrequieti del mondo cercano tutti la strada di casa…"
È con questa frase che Robin Williams, il protagonista di Patch Adams, inizia il film mentre sta viaggiando su un pullman. Riflette inoltre che la parola casa sul dizionario significa sia luogo di origine, sia scopo, destinazione. È infatti alla ricerca di se stesso, di quello che vuole veramente nella vita. Si trova in un periodo in cui sta affondando nei suoi problemi senza trovare la via d’uscita.
Il film “Patch Adams” narra di una storia realmente accaduta in America che riguarda Hunter Patch Adams, uno studente di medicina molto esuberante che sostiene che ridere sia la miglior cura per i malati.
Durante il percorso che fa dall’inizio del film fino alla fine, incontra varie case.
La prima è l’ospedale psichiatrico dove si auto-ricovera per i vari tentativi di suicidi falliti. Inizia quindi a guardarsi dentro. Grazie allo scrittore capisce che fino ad allora si stava concentrando troppo sui problemi, guardare oltre aiuta a trovare la soluzione e così viene soprannominato Patch perché rattoppa il bicchiere di carta bucato con un cerotto. Durante i suoi colloqui con gli psichiatri sperimenta sulla propria pelle il disinteresse clinico dei medici nei confronti dei pazienti e nasce in lui la voglia di aiutare l’altro in una modalità completamente diversa. Inizia ad essere l’artista della propria vita ed a prendere decisioni di amore per se stesso e per gli altri. Così potrà risanare quel trauma subito da bambino della perdita del padre, ed il disinteresse da parte delle persone che lo circondavano.
In questa prima fase il protagonista “FISSA LA META”, A.Mercurio ci insegna che essa è la prima regola da seguire nella navigazione notturna degli ulissidi; Ulisse per esempio aveva come meta Itaca.
Si dimette volontariamente dal manicomio e si iscrive alla facoltà di Medicina dove si scontra con un mondo fatto solo di libri e di studio senza considerare che l’uomo è anche una persona ed ha anche dei sentimenti. Gli stessi professori affermano che la passione non forma i medici, ma sono loro stessi a formarli. Patch si differenzia da tutti per il suo modo estroverso di porsi nella facoltà, soprattutto frequentando di nascosto l’ospedale per andare ad assistere i malati cercando di farli divertire, vuole curare il paziente oltre alla malattia. Si scontra molte volte con i professori, soprattutto col rettore dell’università che lo minaccia di cacciarlo dal corso se non cambia atteggiamento. Patch va avanti per la sua strada, riesce a conquistare il cuore di una sua compagna, Carin e l’amicizia di Truman. Riesce ad allungare la vita di molte persone, soprattutto bambini, all’interno dell’ospedale conquistando ammirazione e sostegno di tutto il personale infermieristico e dei parenti dei malati. La troppa euforia nel realizzare il suo desiderio lo porta a costruire una sorta di clinica insieme ai suoi amici, ma ben presto un paziente uccide la donna di cui si è innamorato e questo dolore lo divide in due, ancora una volta deve affrontare la perdita di una persona a lui cara e viene accusato ….si trova davanti alla commissione dei professori di medicina che vogliono cacciarlo dall’università per aver creato abusivamente una clinica senza avere nessun titolo per farlo. Questa volta non è solo, l’ammirazione e il sostegno dei suoi compagni di corso, del personale dell’ospedale e dei bambini guariti anche grazie a lui lo portano a non abbandonare il suo progetto ed a aprire il suo cuore facendo capire quanto amasse fare il medico ed aiutare gli altri.
È davvero difficile al mondo d’oggi affermare se stessi soprattutto quando non siamo conformi alle regole sociali. Cos’è che ci porta a vincere la battaglia tra la conformità e l’essenza di una persona? L’amore per se stessi in primo luogo, e la capacità di trasformare il proprio dolore in energia vitale. Decisi di fare il medico da piccola, quando per colpa di una brutta appendicite rischiai di morire. Da quell’evento e non solo, ho avuto un progetto da portare avanti e non è stato per niente facile arrivare ad essermi laureata. Ho un obiettivo da raggiungere, quello di diventare un medico speciale, non solo legato al benessere economico o a guadagnarmi una posizione nella società, ma in grado di guardare bene la persona che si trova di fronte a me e capire dove nasce la sofferenza che fa ammalare il suo corpo.
Considerare l’organismo vivente come un tutt’uno, formato da una mente, da un corpo, da un cuore e da un anima.
Imparare ad ascoltarsi, ed a ascoltare.
Sento di aver arricchito il mio progetto grazie alla trasformazione del dolore, e grazie alle teorie di Antonio Mercurio che rendono preziosa la mia vita giorno dopo giorno.
Associazione Culturale Microcosmo
orario di segreteria:
martedi e mercoledi ore 10-12
mercoledi ore 21-23
sabato ore 16-19,30