Stu Nicholls | CSSplay | Professional series #6
ASSOCIAZIONE CULTURALE MICROCOSMO
PROIEZIONI E DIBATTITI
 
DEDICATO A SANDRA
 
SOPHIA ART
 
ALBO DEI VINCITORI

DEDICATO A SANDRA



FLATLINERS di Anna Agresti.

Ti era piaciuto immediatamente quel film, fin dalla prima volta che l’avevi visto e l’avevi comprato subito.
E quando andasti in Germania lo ricomprasti anche in tedesco: “Flatliners”.
“Linea mortale” in italiano.
Lo avevi visto più e più volte, come richiede la metodologia sophiartistica e ne avevi studiato a fondo ogni fotogramma: ne discutevi con noi a tavola, la sera.
Avevi anche cominciato a scrivere su quel film, con grande entusiasmo, spinta da chissà quale sensazione di appartenenza.
Quando, un po’ di tempo dopo, scopristi di avere un tumore, ritirasti fuori quegli scritti, ed un giorno li portasti a Roma, ad Antonio Mercurio, perché ti aiutasse a capire.

La nostra prima critica sophiartistica è là, in quei tre fogli scritti a mano nella tua grafìa rotonda inconfondibile, Sandra, chiusi dentro la copertina della videocassetta, sulla mensola in camera tua.
Antonio me li ha restituiti, perché mi parlassero di te.
Quel giorno ero andata a chiedergli un parere sul tema del
concorso e lui mi propose la critica sophiartistica, pensando a te e al tuo scritto.
Fu il suo dono per te, per me, per tutti.
“Noi tutti abbiamo bisogno di nutrire la speranza che con il dolore con l’arte sia possibile prolungare la nostra vita al di là della vita del corpo.
La vita del corpo è preziosa, perché solo con essa possiamo realizzare la seconda nascita e, se questo avviene, la morte diventa solo il passaggio da una forma di vita mortale a una forma di vita superiore. Il dolore è un’energia che serve per creare” (A. Mercurio).
Questo è il messaggio di vita che abbiamo deciso di passare ai giovani e a chiunque stia attraversando “una tempesta” esistenziale. Possiamo fare della vita un’opera d’arte e insieme realizzare un’opera d’arte corale utilizzando il materiale povero di tutti i giorni, quello che abbiamo a disposizione: la gioia ma anche il dolore, il positivo e il negativo, il bene e il male e con questo materiale creare delle sintesi armoniose di opposti, come fanno gli artisti. Vivere sapendo che sta a noi costruire la nostra vita giorno per giorno e che non siamo al mondo per caso, o per subire, ma per evolverci attraverso esperienze consapevoli.
L’esperienza di Microcosmo vissuta insieme in questi anni dimostra che è possibile. Il progetto Premio Cinema e Narrativa è molto di più di un concorso di critica cinematografica, è una nuova vita nata dall’energia trasformativa e corale di un gruppo. E come ogni organismo vivente, Microcosmo cresce di anno in anno e acquista una sua personalità. Dal 1997 ha prodotto ogni anno una edizione del concorso, ha coinvolto centinaia di partecipanti in tutta Italia, ha pubblicato libri, video, ha organizzato decine e decine di proiezioni seguite da interessanti dibattiti sui temi della vita nella città di Prato, a Bologna e a Roma e in alcune scuole della Toscana, ha organizzato corsi di tecniche narrative, ha partecipato a Congressi Internazionali di Psicologia, ha partecipato alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia all’interno della Giuria giovani di CinemAvvenire, ha contribuito alla prevenzione del melanoma, soprattutto ha accolto il dolore di tante persone, e con l’apertura della sede nel centro storico di Prato, sta diventando un punto di riferimento nel territorio, grazie a tutte le Persone e alle Istituzioni che hanno creduto in noi.
Oggi possiamo dire che l’utopia è diventata realtà. Sono passati anni, abbiamo messo in gioco noi stessi senza remore e timori, abbiamo riso e pianto insieme, abbiamo fantasticato e ci siamo arrabbiati, abbiamo creato e lavorato sodo. Vita e morte, la sintesi degli opposti.
Ricordo la prima critica sophiartistica che ci arrivò per posta: era sul film “Le ali della libertà” ed era bellissima. La leggemmo subito, eccitati, felici. Poi ne arrivarono molte altre, ma quella vinse il primo premio.
“Sono entrato in prigione all’età di 18 anni appena compiuti, quasi come fosse uno scherzo del destino.
Non c’erano pareti intonacate sulle quali appendere poster di donne nude, sbarre di acciaio alle finestre oltre le quali sospirare, razioni rancide di cibo da mangiare o tutte quelle altre cose che si trovano in una normalissima prigione.
Non c’era niente di tutto questo.
C’ero solo io.
La prigione della quale sto parlando non si trova in nessun posto preciso, non è segnata in nessuna cartina e nessun operatore sociale, giudice, giornalista o membro di Amnesty International vi potrà mai mettere piede.
Le sbarre che mi impedivano di essere libero erano le mie costole, peggiori di quelle originali perché erano parte di me stesso; le finestre dalle quali affacciarsi per sentirsi un poco meno solo ero stato io a chiuderle e quindi solo io potevo aprirle nuovamente; le pareti non erano fatte di cemento ma di carne cruda che sanguinava.
Ero prigioniero di me stesso e il dramma peggiore era che me ne rendevo conto.NOTA
(Brano tratto da “Waiting for the sun” di Carlo Orefice pubblicata nel libro Prove di volo, 1° ediz. Anno 1999).

Il messaggio era stato recepito, e con quale arte!
Anche la serata di Premiazione a Villa Fiorelli, fu una sorpresa bellissima.
Ricordo che fin dalla mattina eravamo andati a preparare: c’era addirittura da montare il palco, che ci aveva dato in prestito il Teatro Metastasio. Che fatica e che bellezza vedere i ragazzi lavorare sodo fra chiodi, martelli e prove per la serata, che gran caldo, e che miscela gioiosa di risate e difficoltà.
Alessio e Lorenzo fecero un’istallazione dentro una delle stanze della villa: un campo di grano, con tanto di viottolo per passarci in mezzo.
Avevano convinto un contadino a lasciargli sbarbare il grano in grandi zolle di terra da ricomporre poi nella stanza. Glielo avrebbero riportato il giorno dopo -dissero- e lo avrebbero ripiantato per bene.
Non so come, avevano ottenuto un sì. Me lo sono sempre chiesto.
Che il contadino fosse un saggio a contatto con l’universo?
Tanti i preparativi e la fatica.
Una torta che riproduceva il nostro logo grande un metro per un metro da offrire a tutti. Musica e candele per illuminare il viale d’accesso. Un libro realizzato insieme traboccante del dolore di tante persone che gridava di essere trasformato.
Quando arrivai, la sera, stanchissima ma rimessa a nuovo da una bella doccia, un abito da sera e tacchi alti, con un po’ di ritardo, non riuscivo a credere ai miei occhi. La gente riempiva tutto il giardino e tutte le stanze della villa, dove era stata allestita anche una mostra di pittura. Mani che stringevano, braccia, sorrisi, lacrime, sembrava che tutto il nostro mondo si fosse dato appuntamento lì. Quanto amore circolava e ci tornava indietro!
A lungo nei giorni seguenti ricordammo con meraviglia tutte le persone, le parole, le confidenze e le emozioni, la bellezza che si era creata.
Proprio per questo, l’anno seguente eravamo terrorizzati: come avremmo potuto ripetere una simile magia? Era impossibile. Non ce ne sentivamo capaci, di sicuro avremmo fatto una gran brutta figura. Invece la magia si ripetè . Ancora Villa Fiorelli, ancora una festa, ancora un libro, ancora confidenze e confessioni di ragazzi coraggiosi e meravigliosi, che sapevano confrontarsi con i film proposti e creare opere originali con grande maestria.
“Per prima cosa la mano. Per prima cosa il freddo di quel loro unico contatto. Guardava le dita appoggiate e raccolte: quasi pronte a prendere il volo da un momento all’altro. Fermate, leggere e distratte -volutamente distratte- sulla sua mano tesa: ripercorreva il profumo dei polpastelli sottili, il pallore di quella pelle che ora, anonima e sconosciuta, si lasciava imbrigliare per lo spazio di poche note”. NOTA (Brano tratto da “Pensalo bien”critica sophiartistica del film Lezioni di tango di Michela Fregona pubblicata nel libro Tutta l’aria di una sera d’aprile, 2° ediz. Anno 2000).

In un viaggio lungo dieci anni, amore, dolore e arte si sono fusi insieme per colorare una realtà che per me avrebbe potuto essere solo buio e disperazione. Ringrazio tutti per questo e ringrazio anche me stessa per essermi amata così tanto. L’ immensa energia che abbiamo messo in questo progetto ci ritorna amplificata dalla rete di persone che si sono avvicinate in questa esperienza, e anche l’immagine di Sandra mi ritorna, proiettata attraverso il sentire gli altri, per sempre bella nella sua immutata ed immutabile gioventù, simbolo di una Bellezza a cui tutti aspiriamo.
-Farò delle cose bellissime per te- le dissi senza saperne il perché, al momento dell’addio.
Lei fermò per un attimo lo sguardo nei miei occhi come per una muta domanda, poi rinunciò, non disse nulla. La Vita che l’aspettava era già un’Altra.
…le nostre strade in questo universo si separavano, ma in altri universi, un disegno comune prendeva forma…
“Nelson che lotta, combatte e infine vince l’odio, crea amore e bellezza anche per le persone che hanno compiuto questo viaggio con lui, in un progetto di armonia universale. Agli amici, presenti al suo risveglio Nelson dice che no, non era un buon giorno per morire”.
( Brano tratto dalla critica sophiartistica del film “Linea Mortale” scritta da Sandra Brabanti).