Se Sandra fosse con noi con la sua voce ed il suo canto
di Antonio Mercurio, Antropologo, Presidente della S.U.R.(Sophia University of Rome).
La stupenda poesia che segue ci è stata donata da Antonio Mercurio in occasione della Festa di Premiazione della 1° Edizione del Concorso "Premio Cinema e Narrativa-dedicato a Sandra Brabanti".
Il Prof. Antonio Mercurio è Fondatore e Presidente della S.U.R. Sophia University of Rome e creatore della Sophia-Analisi, della Cosmo-Art e della Sophia –Art che è il tema del Concorso e l’anima del nostro progetto.
Il suo pensiero è espresso nell’Antropologia Personalistica Esistenziale ed è insegnato nei numerosi Istituti della S.U.R. in Italia e in Europa.
L’Associazione Culturale Microcosmo ha scelto di seguire in questo progetto la linea di pensiero di Antonio Mercurio riconoscendone il valore.
SE SANDRA FOSSE TRA NOI
CON LA SUA VOCE E CON IL SUO CANTO
Volevo creare un faro
Un faro molto possente
Che illuminasse
I naviganti
Non quelli che
Si avvicinano alle coste
Ma quelli che stanno
Nel mezzo della tempesta
Della vita
E non vedono nessuna
Luce che stia ad indicare
Qual è la rotta
Qual è la meta
Per quanto cercassi
Nessuna energia
Tra quelle che sinora
Furono inventate
Era sufficiente
Per poter creare
Un faro così potente
Un faro così speciale
Poi mi fu detto
Scava nel dolore
Entra nella morte
Come nessuno
Ha mai fatto ancora
Io che sono il tuo SE'
Ti sarò da guida
E sarò la tua saggezza
Sarò la tua arte
Lì nel dolore
Lì nella morte
Troverai un'energia immensa
Che non si esaurisce mai
Io dissi di sì
E con l'aiuto
Di un piccolo neo
Un neo insignificante
Che divenne un melanoma
Devastante
Partii per il dolore
Partii per la morte
E fu lungo
Attraversare il dolore
E fu terribile
Attraversare la morte
Ma mentre l'attraversavo
Si compì la magia
E io divenni
Il faro per illuminare
Una parte di me scomparve
Come quando
Un razzo si accende
E vola via
Alto nel cielo
E giù si vede solo
La scia luminosa
Che lascia mentre sale
Ma lui più non si vede
Voi più non mi vedete
Perché bruciando
Il mio corpo si è consumato
Ma la luce che si è accesa
Mentre lui bruciava
Quella luce è mia
Né più si consuma
E con essa sempre si illumina il mio faro
La mia magia è questa
Vorrei che la conosceste
La prima magia è
Il dolore non serve
Per espiare
E la morte non serve
per morire
Il dolore e la morte
Servono per creare
Il dolore e la morte
Contengono quell'energia
Infinita
Che bisogna imparare
A saper estrarre
E a saperla utilizzare
Per creare la bellezza seconda
La bellezza che non muore mai
La seconda magia è
Io non sono sola
Io sono parte dell'universo
L'universo è in me racchiuso
Tutto intero
Voi neanche siete soli
Voi ed io
Insieme formiamo
Una catena vivente
Che anima
Lo stesso universo
E dà corpo
Ai suoi sogni
E dà vita ai suoi segreti
La terza magia è
Tutta l'energia dell'universo
Sta condensata dentro di me
E come è dentro di me
Così è dentro di voi
Ma se la candela
Non è pulita
E non manda scintille
L'energia non si accende
E resta incombusta
C'è lo sporco dell'odio
E quello dell'invidia
E poi della pretesa
E della volontà di potenza
Ci vuole un fuoco costante
Per bruciare questo sporco
Che non ci piace vedere
Ma che sporca la candela
Chi ci darà questo fuoco
Senza il quale non si accenderà
Il fuoco più grande
Che serve per volare
Da questo universo
Ad altri universi?
E un certo giorno il dolore
Bussa alla nostra porta
Dice la magia che il dolore non serve per espiare
Ma per creare il fuoco
Che brucia lo sporco
E mentre brucia dilata
Lo spazio infinito della libertà
Che sempre ci fa paura
Ma che ci dà le ali
Per imparare a volare
Il dolore accresce e dilata
Quel piccolo Io
Che la vita ci ha dato alla nascita
E che non vede
Al di là del proprio naso
Al di là dei pregiudizi
E degli angusti schemi mentali
Con cui funziona la massa
E della vita capisce
Solo sesso potere denaro
E poiché è avido di bellezza
Pensa solo a consumare
La bellezza già data
La bellezza prima
Invece di dedicarsi a creare
La bellezza immortale che
Ancora non fu dato
Né agli Dei antichi
Né ai mortali
Di imparare a creare
E poi arriva la morte quotidiana
La morte è il più grande dolore
Per la nostra volontà di potenza
Di cui si nutre con tenacia
Il nostro Io presuntuoso
Che si pone
Come un Assoluto
Assetato di gloria
Assetato di sangue
La vita non va come
Vogliamo noi
E noi ci opponiamo ostinatamente alla vita
E noi ci opponiamo stupidamente alla morte
Che solo se vogliamo
Diventa porta di una nuova vita
E di una nuova bellezza
Noi abbiamo deciso
Che tutto ciò che vediamo
Con gli occhi miopi dell'Io
Non esiste
E la bellezza per noi consiste
Solo in quello che vedono gli occhi
Solo in quello che odono le orecchie
La luce non ha occhi
La luce non ha orecchie
Molte stelle che l'hanno prodotta
Bruciando si sono consumate
E sono morte
Ma la luce vive e viaggia
Da miliardi di anni
E giunge sino a noi
Pur dai remoti confini
Dell'universo
Chi è che vuole diventare come la luce?
Chi è che vuole creare nuovi sensi sottili
Capaci di creare e di percepire
Una diversa bellezza?
A questo serve il dolore
A questo serve la morte
Questa è la meta
Questa è la rotta
Seguitemi anche voi
Non abbiate paura
E'solo un lieve invito
Che si posa
Sul vostro cuore
Ciò che io ho fatto
In un breve tempo
Voi potete farlo
In un tempo più lungo
Nel tempo che vi accorderà
la vita.