Stu Nicholls | CSSplay | Professional series #6
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DEDICATO A SANDRA



Al di là del dolore

di Anna Agresti.


Primavera 1994: Sandra era partita per la Germania, dove avrebbe frequentato per sei mesi un corso all’Università di Koln per migliorare il suo tedesco, ma soprattutto avrebbe vissuto con amici e amiche di tutto il mondo.
Era senz’altro il momento più bello della sua vita.
Finalmente.

"Colonia è una città magica"
aveva detto un ragazzo messicano -
"tira fuori quello che uno ha dentro e lo fa emergere".

Sandra telefonava a casa entusiasta di tutto e per la prima volta nella sua vita si dichiarava completamente felice.
Lontana da casa, nel mondo, trovava la sua dimensione più autentica, se stessa e il suo progetto di vita: essere una persona speciale, viaggiare, conoscere, impegnarsi e guardare il mondo con occhi nuovi per cogliere l’essenza stessa della vita, per vivere, nel senso più vero della parola.
Quando quel dolorino appena percettibile alla gamba si fece noioso, la infastidì perché la ostacolava nella corsa quando alla sera faceva "footing" nel grande parco tedesco, cuffia stereo alle orecchie, pantaloncini corti, capelli al vento.
Bella ragazza, capelli lunghi e dorati, lunghe gambe snelle, dolcezza nel volto e nei modi delicati.
Ci teneva ad essere "di classe"... la prendeva in giro sua sorella chiamandola affettuosamente "altoborghese", mentre lei si era sempre definita "nullatenente".
Felicità finalmente toccata dopo tanto dolore.
Un’infanzia difficile, a volte triste, un’adolescenza come tante : la vespina rossa, le domeniche pomeriggio in discoteca allo 06, i primi incontri, l’amica del cuore, e nel segreto, il sogno di tutte le donne: riuscire un giorno ad amare ed essere amata da un uomo, con intensità.
Idealista, sognatrice, limpida eppure insicura, alla ricerca continua di se stessa e degli altri, di un equilibrio.
Le faceva paura il mondo così com’è.

Le immagini dei bambini nella guerra la facevano piangere davanti alla televisione e l’inquinamento di Firenze, quando andava all’Università, la costringeva a trattenere il respiro. Amava la filosofia e i miti dell’antica Grecia, la letteratura tedesca e... gli "Armony". Si entusiasmava per il cinema, e specialmente per i film che Antonio Mercurio proponeva nei week-end sophia-artistici a Roma.
Sentivo in lei una sensibilità tutta particolare per il dolore degli altri, una disposizione a comprendere, una capacità di amare, un desiderio di armonia non comuni….... certo un suo bisogno profondo.
Noi due ci sentivamo da sempre come strette in un unico caldo abbraccio che ci riscaldava entrambe: eravamo molto di più che una madre e una figlia, ci univa un legame molto forte, a volte un unico sentire, vibravamo insieme per le stesse cose, meravigliandoci noi stesse dell’energia che riuscivamo a trarre dal nostro rapporto. Stavamo benissimo a chiacchierare insieme per ore, scambiandoci opinioni che ci arricchivano entrambe. Ammiravo in lei la sua cultura, che unita ad una sensibilità fuori del comune le dava a volte delle intuizioni a dir poco "strane".
Il dolorino alla gamba cominciò a preoccuparla di più e mi chiese per telefono di prenderle un appuntamento con uno specialista, visto che sarebbe tornata in Italia di lì a poco per sostenere un esame: una ghiandola all’inguine si era ingrossata troppo.
Le analisi, lo sguardo stralunato del medico, il suo improvviso mutismo, i risultati che stranamente non arrivavano, il medico che non sapeva come fare a comunicare una notizia così terribile, così assurda, irrispettosa, così definitiva e destabilizzante.
Un neo alla gamba, giudicato innocuo da un dermatologo onnipotente e bruciato senza analizzare, aveva proliferato in silenzio per anni e ora si manifestava nel sistema linfatico con una definizione terrificante:
melanoma maligno.
Non si può esprimere con un discorso logico quello che accade nella mente di una madre in una situazione così.
Tutti i circuiti logici saltano: è un black - out.
Prima l’incredulità, poi la disperazione e il buio, scoppi di ribellione alternati a lampi di speranza...
...toccare il fondo...
...svegliarsi la mattina sempre con lo stesso pensiero:
" È stato solo un brutto sogno!"
e quel colpo al cuore che ti dice no, che non lo è stato e che la realtà è mille volte più brutta di tutti gli incubi che ti sei finora immaginata...
...eppure svegliarsi e fare le stesse semplici azioni di tutti, farsi un caffè e farsi una doccia calda, guardare l’orologio e pensare che è tardi... ma non saper più per che cosa.

Mille volte mi sono rifiutata di vivere appieno e di svilupparmi perché il passato mi tratteneva o perché l’illusione annullava le mie energie! Può trascorrere un’intera vita, senza accorgerci che non stiamo affatto vivendo nel presente.
Ma se ti dicono che forse non ci sarà più il futuro che tanto accarezzavi, questo si allontana di colpo, perde il suo potere di attrazione e tu smetti di volere per forza gestire la Vita, la tua e quella degli altri.
Il tempo si ferma e non conta più il passato, né il futuro, ma solo la Vita ora. Guardi la Vita con altri occhi, con più rispetto, e quello che solo fino a ieri ti era sembrato di scarso valore, all’improvviso diventa preziosissimo: dormire, camminare, perfino respirare...
la rassicurante certezza del presente.
Vivi ogni attimo nella consapevolezza della sua irripetibilità, della sua unicità e del suo valore.
Questo passaggio interiore mi ha permesso di amare di più me stessa e quindi di aiutare Sandra a trovare in sé la forza per concentrare in pochi anni tutta la bellezza e la ricchezza che aveva dentro facendola emergere in tutto il suo splendore, di superare montagne prima giudicate invalicabili e di assaporare le gioie dell’amore donato e ricevuto nella libertà e non nel possesso, l’essenza dell’amore. Tre anni vissuti intensamente possono condensare lo sviluppo di una vita intera?
Io credo di si.
È l’attimo fuggente di Neil, è la risposta alla domanda di Juan de Marco:
" Per che cosa vale la pena di vivere? "

Quando tutto è accaduto, ho nascosto il mio cuore in un blocco di ghiaccio e ho fatto meccanicamente tutto quello che era necessario fare. Insieme agli altri familiari ho accompagnato per mano mia figlia fino alle porte del silenzio, poi l’ho salutata e l’ho lasciata partire per il suo viaggio oltre lo Spazio-Tempo del nostro universo. Era come se non sentissi niente, come se non avessi neanche più un corpo con cui poter sentire qualche cosa e di conseguenza non fosse possibile esprimere l’atrocità di quello che stava accadendo.
Non sapevo di essere ancora viva.

L’ho sentito dopo, a casa, la notte. Quando ho visto mia figlia Francesca piangere ma dipingere con i suoi amici dei bellissimi fiori azzurri da regalare a Sandra per il suo funerale. Tutta la notte la casa è stata riscaldata dal calore di tanti ragazzi che parlavano sommessamente e dipingevano e preparavano la canzone da cantare l’indomani. Ho sentito forte di amarli e in quello stesso momento ho percepito dentro di me concentrate in un unico punto la vita e la morte.

Non avrei mai immaginato che fosse possibile una cosa del genere: sentire un dolore insostenibile eppure contemporaneamente una gioia profonda per la bellezza che nonostante il dolore veniva espressa da tanti.
Una valanga di telegrammi traboccanti di sentimento, una poesia scritta su un foglietto qualsiasi di carta e donata furtivamente insieme ad un mazzolino di margherite di campo (dove sei andato a cercarle di novembre?), amicizie ritrovate e accorse da città lontane, una mano che tiene stretta la mia.
…da una lettera di Antonio Mercurio:
- Non fate le vittime, fate gli artisti -

Il Concorso "Premio Cinema e Narrativa" dedicato a Sandra è nato proprio per questo.

Non voglio odiare la vita che mi ha colpita così duramente e in questo modo distruggere la mia esistenza e quella di chi mi sta accanto: voglio invece estrarre energia dalla morte creando una realtà che prima non c’era e che possa riscaldare me e tanti altri. Ringrazio Antonio e Paola Mercurio per avermelo insegnato e per aver donato "un’anima artistica" a questo progetto. Ringrazio Tiziana e Roberto Culcasi per avere avuto la fiducia che ce l’avrei fatta e ringrazio i soci fondatori di "Microcosmo" che mi hanno accompagnato in questo viaggio. Insieme, in cordata, siamo scesi negli abissi del dolore, ma quando abbiamo sentito il fondo, nel buio, alzando gli occhi al cielo, ci siamo accorti che ci guardava una stella.