di Anna Agresti
Presidente dell’Associazione Culturale Microcosmo.
….in quei prati di tenuissimo verde per rugiadosa erba, costellata di fiori dalle cento fragranze e dai cento colori, le vaghe Oceanine e la graziosa Persefone, figlia di Zeus e di Demetra, folleggiavano, raccogliendo rose, viole, giacinti, narcisi e tante e tante corolle che fan sorridere i prati.
Primavera meravigliosa: le giovanette dee erano incantate e quasi gareggiavano nel raccogliere fiori e con passo leggero, vagavano, sparpagliandosi, sotto quella beatitudine di cielo, in quella magnificenza di terra.
Il sole splendeva illuminando ogni cosa, scrutando quanto avveniva sul mondo.
Un boato, un terremoto: si spacca la terra e ne balza un cocchio d’oro, tirato da quattro immortali cavalli…Ade abbranca con le possenti braccia Persefone e la rapisce per farla sua moglie.
Alte levò le grida la dea giovinetta. Nessuno udì fuorché Demetra; nessuno vide, fuorché il sole splendente.
E sparve Persefone, sparve subitamente. E la cercò la madre, la cercò dovunque e pianse e non assaggiò né nettare né ambrosia tanto era il suo dolore. Quando ogni ricerca fu vana interrogò il Sole che tutto vede; egli le rispose:
"Persefone è al fianco di Ade".
Era folle dal dolore. Allora Zeus, mosso a compassione, mandò Ermes da Ade al fine di restituire alla disperata madre la figlia per due terzi all’anno.
Così a primavera, quando Aprile fa verdeggiare i prati, Persefone ritorna sulla terra, per poi, al cominciar dell’inverno, andare presso al marito, che l’aveva legata a sé avendole fatto assaggiare un chicco di melograno: ogni anno infatti a primavera noi avvertiamo la presenza di Persefone su questa bella terra.
(Cocchiera - Mitologia - Palombo ed. )
La storia di Demetra e di Persefone un po’ mi appartiene, e un po’ appartiene a tutte le persone che di fronte al dolore immenso per la perdita di un figlio, vogliono creare qualcosa perché una parte di lui continui a vivere e lavorano per trasformare il dolore in un’opera d’arte.
Il gesto semplice e straordinario dei genitori di Nicholas, il bambino americano ucciso durante un tentativo di rapina sull’autostrada Salerno – Reggio Calabria cinque anni fa, (che donarono gli organi del figlio, trapiantati in sette pazienti Italiani), trasformò una vicenda colma di orrore e disperazione in un atto d’amore: da quel giorno la donazione degli organi è enormemente aumentata in tutto il mondo, salvando tante vite umane.
E così hanno fatto tante altre persone, anche nella nostra Città.
Il dolore per la morte biologica di Sandra mi divora le viscere come un fuoco, ma mi dà energia e mi costringe a trasformarmi in continuità. Accettare le leggi della vita per me significa oggi pensare che la morte di Sandra ha un preciso scopo nell’universo, uno scopo che non conosco, che non capisco, ma che il suo Sé profondo ha deciso di portare avanti.
Per rifarci all’arte, il film "L’attimo fuggente" di Peter Weir, ci dice che la grandezza di una poesia non si misura certo dalla lunghezza dei suoi versi, ma dall’energia che riesce ad irradiare.
E la vita di Sandra è stata poesia, una poesia d’amore.
Io lavorerò al progetto "Premio Cinema e Narrativa" perché desidero che la creatività dei giovani emerga, perché il dolore di vivere di questa generazione alla ricerca dei valori e della libertà, possa trasformarsi artisticamente e contribuire a "dare un’anima" alla Città di Prato.