di Gerardina Cardillo Assessore alla Cultura della provincia di Prato.
Il Premio "Cinema e Narrativa", qui alla sua prima edizione, nasce per ricordare la giovane Sandra Brabanti, prematuramente scomparsa. In un mondo ormai esclusivamente appiattito sull’istantanea dimensione del presente, che rimuove la morte essendo incapace di elaborarla, penso sia ormai indispensabile coltivare la memoria, in particolare di una persona; e credo che uno dei modi migliori di coltivare tale memoria sia quello di ancorarla ad un fatto artistico.
Il metodo sophiartistico, che ispira il concorso, "si concentra essenzialmente sulla capacità di un film di offrire processi trasformativi, sintesi di uguali e di opposti, che creano nuova verità e nuova bellezza e sulla capacitò che questi processi hanno di trasferirsi dalla vita di un film alla vita degli spettatori".
Noi potremmo estendere il concetto e affermare che ogni opera d’arte, non solo quella filmica, ha questa capacità di generare nello spettatore un flusso percettivo che libera emozioni e pensieri: l’opera richiede sempre una attività, che di volta in volta sarà di semplice interpretazione, oppure di traduzione a scopo comunicativo, o addirittura di nuova creazione da parte di nuovi soggetti. Comunque sia, una reazione a catena vitale che germina ininterrottamente. Prima della modernità gli uomini "sapevano" comprendere la frattura della morte in una interezza più ampia e cogliere il germe di vita che sempre la morte si porta appresso. Certo indietro non si torna, ma forse dovremmo essere più consapevoli che l’arte continua a custodire per noi quella sapienza (sophia) e quel senso di interezza.
Si accennava al campo adottato dal metodo sophiartistico, il cinema. La scelta non è casuale: nell’immaginario moderno è proprio il film a diventare metafora della nostra vita – si dice che "rivede la sua vita come in un film"-.
Parlando dell’atto di sintonia che, nel metodo sophiartistico, l’osservatore è chiamato a instaurare con il regista e la sua opera, Antonio Mercurio afferma che "una chiave di lettura è una chiave per aprire il forziere delle immagini. Nel fare questo lavoro ho seguito questo principio: essere fedele al regista ed essere fedele a me stesso. L’essere fedele al regista mi permette di entrare nel suo mondo e di guardare…con i suoi occhi. L’essere fedele a me stesso mi permette di dialogare con lui e dialogando con lui, interpellare le mie parti profonde". Credo che, oltre la vitalità, questa sia l’altra importante funzione che l’arte continua a custodire per noi: l’ascolto. L’opera nasce nell’artista da un ascolto profondo di sé e dell’altro da sé, e richiede/impone anche a noi un medesimo ascolto: mantenere vivo questo ascolto è l’unica cosa che può impedire il trionfo definitivo del veloce automatismo attuale e della sopraffazione dell’uno sull’altro. Nell’ascolto profondo memoria e arte si fondono: l’ascolto dell’arte può ricreare il tempo di cui necessita la memoria, l’ascolto della memoria può tenere in vita la persona fisicamente lontana; la memoria dà vita all’arte, l’arte dà vita alla memoria. Cercare di trasmettere ai più giovani l’interezza di arte e memoria, invitarli alla vitalità e all’ascolto, è un dovere morale a cui ci richiama Sandra.